Biologa, Nutrizionista, Specialista in Patologia Clinica
Dott.ssa Claudia Abete: 333/ 60 71 641 - Biologa, Nutrizionista, Specialista in Patologia Clinica

Consulenza Psicoterapeutica

Cosa si può fare per intervenire attraverso la terapia per aiutare i pazienti che soffrono di disturbi alimentari?

 

Il bisogno d alimentarsi è un bisogno prima di tutto fisiologico, da un punto di vista gestaltico( e non solo) il cibo e la fame hanno anche un’altra funzione fondamentale che esula dal semplice meccanismo neurologico, è infatti una funzione puramente sociale e formativa.I disturbi alimentari rappresentano delle patologie nate per contrastare ciò che è stato ingoiato erroneamente. Attraverso l’abbuffata e il vomito, o dicendo no al cibo, questi pazienti rifiutano l’Altro in quanto hanno sperimentato, sin dai primissimi anni di vita, un’insufficiente fiducia nella relazione e in ciò che proviene dall’esterno.L’obiettivo terapeutico fondamentale è quello di sperimentare confini più solidi, idonei all’energia che sperimentano. La relazione terapeutica è vissuta come esperienza di contenimento. Il paziente che ha sperimentato questa possibilità di essere contenuto, di considerare l’ambiente come sostegno, può permettersi di crescere ai propri confini.Chi soffre di disturbi alimentari non sente il proprio corpo, non ha vere percezioni somatiche, neanche quelle che rappresentano i bisogni innati ( fame, istinti sessuali,..).

L’immagine corporea nasce proprio dalla capacità di saper distinguere i propri confini e saper valutare il posto che il corpo occupa rispetto all’ambiente.

L’immagine corporea non è quella che si riflette nello specchio, ( chi soffre di disturbi alimentari ne è l’esempio vivente) ma è la mia lettura di ciò che la mia vista percepisce. E’ una proiezione interna di ciò che vedo all’esterno, e questa rappresentazione si costruisce con lo sviluppo e da ciò che ho appreso in modo sano o malato. In alcune occasioni è stato ingerito talmente tanto e male che si tende a volerlo vomitare.

Con i pazienti che soffrono di anoressia è fondamentale il lavoro sui confini, in particolar modo il lavoro sul livello corporeo, si deve insegnare al paziente ad esplorare il suo corpo, toccandolo e riconoscendone le singole sensazioni.Fondamentale è anche il lavoro sulle polarità, il meccanismo tutto o nulla genera una distorsione nella manifestazione di alcune parti piuttosto che altre. In questo caso è utile evidenziare la multipolarità di ogni persona e far sperimentare la possibilità di scelta a seconda dei contesti.Il lavoro sull’aggressività diventa inevitabile per ripristinare le normali modalità di contatto.

La terapia diventa una sorta di svezzamento; si deve insegnare a masticare nel modo corretto., senza impartire lezioni.Con i pazienti che soffrono di bulimia, è necessario tenere in considerazione la paura dell’abbandono e la paura di non essere accettati, e rassicurare costantemente la persona che siete in grado di accettarla anche se non è perfetta.

Lavorare dunque anche qua sui confini.Anche in questo caso il lavoro sulle polarità tutto/niente e quello sull’aggressività è fondamentale.Nei pazienti che soffrono di disturbo iperfagico e obesità, l’obiettivo terapeutico è quello di far riemergere l’eccitazione legata all’identificazione del bisogno e ripristinarne la direzionalità. Deve emergere la sana aggressività che permette al paziente di destrutturare quanto gli viene proposto e questo processo deve essere sostenuto dall’ambiente.Si lavora molto sul corpo, sullo siluppo di un senso di sé corporeo (lavoro sui confini) e sull’aggressività retroflessa.Importante l’accettazione del terapeuta del corpo del paziente, per cultura il grasso è sempre giudicato male e questo può compromettere il risultato del lavoro.


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